“Ci Sentiamo Dopo le Vacanze”: Come Superare l’Obiezione Senza Rincorrere il Cliente

Facebook
Threads
Twitter
LinkedIn

“Ci Sentiamo Dopo le Vacanze”: Come Gestire Davvero Questa Obiezione Senza Inseguire i Clienti

“Ci sentiamo dopo le vacanze.”

Chiunque lavori nella vendita conosce benissimo questa frase. Arriva continuamente:

  • nelle telefonate a freddo;
  • nella presa appuntamento;
  • nelle trattative commerciali;
  • nei follow-up;
  • nei ricontatti.

Ed è una delle obiezioni più sottovalutate in assoluto.

Perché molti commerciali la trattano come una semplice questione di calendario, quando in realtà spesso è un filtro commerciale, psicologico e relazionale.

Ma soprattutto c’è un errore enorme che fanno tantissimi venditori: gestire questa frase sempre nello stesso modo.

Non funziona così.

Perché esistono due situazioni completamente diverse:

  • il “ci sentiamo dopo le vacanze” dentro una trattativa già aperta;
  • il “ci sentiamo dopo le vacanze” durante la presa appuntamento con un cliente mai incontrato.

E sono due mondi completamente differenti.


La differenza che cambia tutto: trattativa vs presa appuntamento

Quando sei già in trattativa, il cliente:

  • ti conosce;
  • ha capito cosa fai;
  • ha percepito almeno parte del valore;
  • ha già investito tempo nella conversazione.

Quindi lì il rinvio può nascondere:

  • dubbi;
  • priorità;
  • budget;
  • mancanza di urgenza;
  • paura di decidere;
  • necessità di confronto interno.

Ma nella presa appuntamento è tutto diverso.

Lì il cliente non sta valutando il tuo servizio.

Sta decidendo se concederti attenzione.

Ed è un meccanismo completamente diverso.

Questo è il punto che tanti commerciali non comprendono davvero.

Quando chiami un cliente nuovo, lui non può ancora avere vere obiezioni sulla tua soluzione.

Semplicemente perché:

  • non ti conosce;
  • non ha capito davvero cosa fai;
  • non ha ancora percepito valore;
  • non ha ancora deciso se vale la pena ascoltarti.

Quindi quando dice:
“Sentiamoci dopo le vacanze”

molto spesso non ti sta rimandando nel tempo.

Ti sta filtrando.


Il “dopo le vacanze” è un filtro commerciale

Questa è la verità.

Le aziende ricevono continuamente:

  • telefonate;
  • email;
  • messaggi LinkedIn;
  • richieste commerciali;
  • proposte;
  • appuntamenti;
  • consulenze.

Quindi sviluppano difese automatiche.

E il:
“Ci sentiamo dopo le vacanze”

è una delle più usate perché:

  • è educata;
  • non crea conflitto;
  • chiude velocemente la conversazione;
  • evita di dire no.

Ed è qui che tantissimi commerciali sbagliano.

Perché appena sentono quella frase:

  • insistono;
  • contro-obiettano;
  • cercano di convincere;
  • oppure spariscono del tutto.

Entrambe le reazioni sono sbagliate.

Perché il problema reale non è la vacanza.

Il problema è che il cliente, in quel momento, non ha ancora percepito abbastanza motivo per fermarsi ad ascoltarti.


Non succede solo d’estate

Questa dinamica esiste tutto l’anno.

Succede:

  • prima di Natale;
  • prima di Pasqua;
  • nei ponti;
  • nei cambi trimestre;
  • nei periodi fiscali;
  • nelle chiusure aziendali.

A dicembre diventa:
“Sentiamoci con l’anno nuovo.”

Prima di Pasqua:
“Adesso siamo pieni.”

Prima di un ponte:
“Ne riparliamo quando rientriamo.”

Ma l’estate resta il periodo più difficile in assoluto.

Perché il rinvio estivo è molto più lungo e dispersivo.

Un rinvio di una settimana può ancora mantenere viva una conversazione.

Due mesi spesso la distruggono completamente.

Cambiano:

  • le priorità;
  • i focus;
  • le urgenze;
  • a volte persino le persone coinvolte.

Ed è proprio per questo che il classico:
“Sentiamoci a settembre”

va gestito in modo molto più intelligente di quanto facciano la maggior parte dei commerciali.


L’errore più comune: accettare il rinvio senza lasciare traccia

La maggior parte dei venditori risponde così:

“Perfetto, allora ci sentiamo a settembre.”

Fine.

Errore enorme.

Perché:

  • il cliente si dimenticherà di te;
  • diventerai uno dei tanti;
  • la conversazione perderà temperatura;
  • a settembre dovrai ripartire da zero.

Il punto quindi non è combattere il rinvio.

Il punto è capire cosa fare DURANTE quel rinvio.


La vera domanda: come si supera il filtro del “non ho tempo”?

Qui bisogna cambiare mentalità.

L’obiettivo non è vendere al telefono.

L’obiettivo è diventare abbastanza rilevanti da meritare attenzione.

Ed è qui che entrano in gioco le domande intelligenti.

Non script meccanici.
Non frasi da corso motivazionale.
Non tecniche aggressive.

Ma domande contestuali che:

  • abbassano le difese;
  • aprono conversazione;
  • fanno emergere problemi reali;
  • creano curiosità;
  • qualificano il cliente.

L’errore delle classiche domande commerciali

Molti consigliano frasi tipo:

“C’è qualcosa che non la convince?”

oppure:

“Ha dubbi sulla proposta?”

Ma nella presa appuntamento queste domande spesso non funzionano.

Perché il cliente non ha ancora abbastanza elementi per avere vere obiezioni.

E infatti nella realtà risponde:

  • “No no, è solo il periodo”
  • “Adesso siamo pieni”
  • “Richiamami più avanti”
  • “Ne parliamo dopo”

E la conversazione muore lì.

Perché il commerciale sta cercando di gestire una trattativa… che ancora non esiste.


Il metodo corretto: A.T.T.I.R.A.

Per gestire davvero questa situazione serve un processo.

Possiamo codificarlo così:

  • A — Agganciare il problema
  • T — Togliere pressione
  • T — Trasformare il rinvio
  • I — Inserire curiosità
  • R — Richiedere un micro-impegno
  • A — Archiviare o avanzare

Non è uno script rigido.

È un modo intelligente di guidare la conversazione.


A — Agganciare il problema

Quando il cliente dice:
“Sentiamoci dopo le vacanze”

non devi partire subito chiedendo appuntamenti.

Prima devi capire se esiste almeno un tema interessante per lui.

Ed è qui che entrano le domande giuste.

Ma attenzione:
la domanda cambia in base al cliente, al settore e alla situazione.


Se il cliente sembra solo di fretta

Qui serve una domanda leggera ma intelligente.

Ad esempio:

“Capisco, le rubo davvero 20 secondi: oggi qual è la cosa che vi porta via più tempo lato clienti o commerciale?”

Oppure:

“Glielo chiedo solo per capire se ha senso sentirci davvero a settembre: oggi qual è la parte che sente meno sotto controllo?”

Queste domande funzionano perché:

  • non sembrano aggressive;
  • parlano di problemi concreti;
  • spostano il focus dal rinvio alla realtà del cliente.

Se il cliente è molto freddo

Qui non puoi aprire una discovery lunga.

Serve qualcosa di rapido e laterale.

Ad esempio:

“Le faccio una domanda veloce e poi la lascio: oggi online vi arrivano più clienti dal passaparola o dalla vostra presenza digitale?”

Oppure:

“Secondo lei oggi la vostra azienda viene percepita online per quello che vale davvero oppure meno?”

Queste domande non chiedono vendita.

Aprono un ragionamento.


Se vendi marketing o acquisizione clienti

Qui il rischio è sembrare “uno dei tanti”.

Quindi bisogna lavorare sulla percezione e sulle opportunità perse.

Ad esempio:

“Secondo lei oggi state lasciando clienti alla concorrenza senza accorgervene oppure siete già ben posizionati?”

Oppure:

“La sensazione è che oggi vi trovino già per quello che fate meglio oppure che ci sia ancora confusione?”

Oppure:

“Se dovesse indicarmi una sola cosa che oggi non sta funzionando come vorrebbe lato acquisizione clienti, quale sarebbe?”

Qui il cliente non si sente venduto.

Si sente coinvolto.


Se il cliente vive molto di passaparola

Caso frequentissimo.

Molti rispondono:
“Noi lavoriamo già bene così.”

Errore enorme attaccare il passaparola.

Molto meglio lavorare sulla continuità e sulla crescita.

Ad esempio:

“Ed è ottimo. La domanda vera allora è: oggi il passaparola vi basta per crescere oppure soprattutto per mantenere?”

Oppure:

“Ci sono mesi dove il flusso è continuo oppure dipende molto dai periodi?”


Se il cliente è infastidito dai commerciali

Qui bisogna rompere il pattern.

Ad esempio:

“Guardi, preferisco capire subito se può esserci senso oppure no piuttosto che rincorrerla per mesi.”

Oppure:

“Non voglio venderle niente al telefono. Sto solo cercando di capire se il tema per voi esiste davvero oppure no.”

Queste frasi abbassano moltissimo le difese.


Se il cliente è un imprenditore molto operativo

Qui il problema spesso è:

  • caos;
  • mancanza di tempo;
  • troppe urgenze;
  • poca struttura.

Le domande quindi devono entrare lì.

Ad esempio:

“Oggi la sensazione è di avere il controllo della crescita oppure di rincorrere continuamente le urgenze?”

Oppure:

“La parte commerciale oggi è organizzata oppure dipende ancora troppo dalle emergenze quotidiane?”


Se il cliente dice “mandami una mail”

Classico.

Il problema è che spesso quella mail non verrà mai letta.

Quindi prima bisogna fare una micro-domanda.

Ad esempio:

“Volentieri. Per non mandarle la solita mail inutile: qual è il tema che oggi le interessa di più?”

Oppure:

“Oggi il focus maggiore per voi è trovare clienti, aumentare il valore percepito oppure migliorare la conversione?”

Qui la mail smette di essere generica.


Il complimento sincero: la leva che smonta l’obiezione prima ancora che arrivi

C’è un passaggio che moltissimi sottovalutano nella presa appuntamento telefonica.

Il complimento sincero.

Non quello finto da televendita.

Non:
“Complimenti per la splendida azienda.”

Quello peggiora tutto.

Il complimento efficace è:

  • specifico;
  • credibile;
  • contestuale;
  • naturale.

E soprattutto serve a smollare la situazione senza affrontare subito il muro di petto.

Perché spesso il cliente non è ancora chiuso.

È solo in difesa.


Perché il complimento funziona davvero

Quando fatto bene:

  • abbassa tensione;
  • rompe il pattern del commerciale standard;
  • umanizza la conversazione;
  • crea apertura;
  • aumenta attenzione;
  • crea reciprocità.

Il cliente smette di percepire:
“qualcuno che vuole vendermi qualcosa”

e inizia a percepire:
“qualcuno che mi sta osservando davvero”.


Il momento corretto è fondamentale

Il complimento non va fatto nei primi tre secondi.

Se no sembra costruito.

Va inserito:

  • dopo una prima risposta;
  • dopo una micro-obiezione;
  • quando senti rigidità;
  • quando percepisci muro iniziale.

Serve per ammorbidire la conversazione.

Non per adulare.


Esempi REALI di complimenti efficaci

Se il sito o la comunicazione sono curati

“Guardi, intanto le faccio un complimento sincero: raramente trovo aziende del vostro settore con una comunicazione così chiara.”

Oppure:

“Prima di chiamarla ho guardato un po’ quello che fate e si vede che c’è attenzione dietro.”


Se l’azienda è conosciuta localmente

“Il vostro nome in zona salta fuori spesso in modo positivo ed è uno dei motivi per cui vi ho contattati.”

Questo è potentissimo nella vendita territoriale.


Se il cliente è molto operativo

“Si percepisce subito quando dall’altra parte c’è qualcuno che vive davvero l’azienda tutti i giorni.”


Se il cliente è inizialmente freddo

“Guardi, apprezzo comunque il fatto che mi abbia risposto direttamente, perché oggi non è così scontato.”

Semplice. Ma molto umano.


Se il cliente lavora molto sul passaparola

“Il fatto che lavoriate molto sul passaparola è già un ottimo segnale. Vuol dire che una base forte l’avete costruita.”

Qui non attacchi quello che già funziona.


T — Togliere pressione

Molti clienti si chiudono perché percepiscono che ogni risposta li porterà verso una vendita forzata.

Quindi bisogna abbassare la tensione.

Una frase molto utile è:

“Non le sto chiedendo di decidere nulla adesso, voglio solo capire se ha senso sentirci oppure no.”


T — Trasformare il rinvio

Qui arriva il punto centrale.

Non devi accettare passivamente il rinvio.

Devi capire cosa significa davvero.

Ad esempio:

“Perfetto, così capisco come organizzarmi anch’io: dopo le vacanze perché avrete più tempo per affrontare il tema oppure perché oggi non è una priorità?”

Questa domanda obbliga il cliente a qualificare il rinvio.


I — Inserire curiosità

Questo è il passaggio che quasi nessuno usa.

Se il cliente ti rimanda di due mesi e tu sparisci, morirai nella sua memoria.

Devi lasciare una traccia mentale.

Non una brochure infinita.

Una micro-leva.

Ad esempio:

“Glielo dico perché spesso ci chiamano proprio dopo l’estate quando si accorgono che stanno perdendo clienti online senza capire dove.”

Oppure:

“Molte aziende della vostra zona vengono percepite online molto meno di quanto valgono davvero. Ed è lì che stanno lasciando spazio alla concorrenza.”

Qui non stai chiudendo.

Stai creando memoria.


R — Richiedere un micro-impegno

Non puntare subito a un appuntamento lungo.

Meglio piccoli passi:

  • una call breve;
  • autorizzazione a richiamare;
  • invio di due spunti;
  • una data indicativa;
  • un contatto diretto.

Ad esempio:

“Perfetto, allora facciamo così: io le mando due spunti veloci così quando ci sentiamo a settembre capisce subito se il tema può interessarle oppure no.”


A — Archiviare o avanzare

Infine bisogna leggere i segnali.

Se il cliente:

  • risponde;
  • interagisce;
  • concede micro-impegni;
  • fa domande;

allora esiste interesse.

Se invece:

  • taglia corto;
  • evita qualsiasi passo;
  • resta vago;
  • non concede nulla;

probabilmente non sei davanti a un rinvio.

Sei davanti a un no educato.

E un venditore forte preferisce capirlo subito piuttosto che vivere mesi dentro follow-up inutili.


La vera lezione commerciale

Il “ci sentiamo dopo le vacanze” non si supera combattendo la vacanza.

Si supera diventando abbastanza rilevanti da meritare attenzione anche prima.

Perché quando un cliente percepisce:

  • un problema concreto;
  • una perdita reale;
  • una curiosità forte;
  • una possibilità di miglioramento;

allora smette di vedere il commerciale come un’interruzione.

E inizia finalmente ad ascoltare davvero.

Diagnosi gratuita

Sai davvero dove la tua azienda sta perdendo opportunità?

In pochi minuti ottieni una prima fotografia di marketing e vendite: cosa appare solido, cosa potrebbe essere critico e quali aree meritano un’analisi più approfondita.

Inizia la diagnosi gratuita →

Pochi minuti · Report personale · Domande semplici e pertinenti

potrebbe interessarti anche: